Miele e formaggio, «matrimonio all’italiana»

Miele e formaggio, «matrimonio all’italiana»

 

Con oltre 30 varietà di miele e 450 tipologie di formaggio diverse, l’Italia è il primo paese al mondo per possibilità di abbinamento tra questi prodotti. Una ricchezza che si esprime non solo attraverso il contrasto tra dolce e salato, ma anche nella possibilità di proporre accostamenti arditi e ricercati, che tengono in considerazione le incredibili differenze di sapori e consistenza tra miele e miele e le altrettante differenti forme sotto cui si presenta il formaggio.

 

De gustibus

Questa piccola guida non si propone di dettare ferree regole per l’abbinamento miele e formaggio, piuttosto invita i lettori ad una scelta più consapevole in grado di esaltare le materie prime a disposizione.

 

La classificazione dei formaggi

Se di miele e mieli abbiano parlato a lungo in questo blog, è bene fare alcune precisazioni sui tipi di formaggio e sulla loro classificazione. Essenzialmente, il formaggio si distingue e modifica il proprio gusto in base a tre fondamentali caratteristiche:

    1. La tecnica di produzione, responsabile della consistenza – Il formaggio è, semplificando, la coagulazione della caseina del latte, detta cagliata, che ingloba calcio, fosforo e sostanze grasse, con conseguente separazione del siero. La cagliata viene rotta in modi diversi: più “fine” è la rottura, più il formaggio eliminerà siero e sarà più asciutto e duro. Per ottenere paste ancora più dure la cagliata viene cotta a 48-50 gradi, mentre per i formaggi a pasta filata la cagliata viene lavorata con acqua calda e poi manipolata a mano.
    2. Il tipo di latte, che determina il grado di grassezza e dolcezza – Latte ovino, caprino, bovino e bufalino hanno un diverso tenore di zuccheri e grassi che conferiscono una differente cremosità e struttura aromatica (in base al nutrimento degli animali).
    3. La stagionatura e la conservazione, che influenzano la sapidità e l’intensità del formaggio – basta pensare ai formaggi erborinati o a quelli di grotta, ai formaggi salati in superficie o a quelli aromatici, con croste edibili caratterizzate da muffe nobili.

Concordanza e contrapposizione
L’abbinamento miele e il formaggio si esplicita nella forma di due principali incontri: la contrapposizione o la concordanza. Per contrapposizione si intende la volontà di proporre un abbinamento equilibrante, volto cioè a moderare e limitare certe caratteristiche dei formaggi presi in esame. Invece la concordanza è l’abbinamento che tende a sottolineare ed esaltare le somiglianze. Per contrapposizione avremo: formaggi grassi “contro” mieli dalle note acidule; formaggi sapidi “contro” mieli dolci o amari. Per concordanza avremo formaggi aromatici con mieli aromatici, formaggi acidi con mieli aciduli (o dolci con dolci); formaggi persistenti e strutturati con mieli di forte intensità gusto-olfattiva. Non solo: si possono abbinare formaggi e miele in base alla consistenza come ad esempio, una densa  melata di bosco a un gorgonzola morbido e stagionato, prolungando il senso di morbidezza in bocca.

Il gusto del territorio

Un interessante connubio è infine quello territoriale, costruito cioè a partire da mieli e formaggi appartenenti ad un luogo specifico. Si potranno così apprezzare il miele di rododendro (albero che cresce in quota) e il miele di montagna della Valle Maira con i formaggi d’alpeggio piemontesi. Oppure i mieli d’agrumi con i formaggi della Trinacria (Ragusano e Caciocavallo, ad esempio). Un abbinamento classico e caratteristico è quello “sardo”, con miele di corbezzolo e Pecorino sardo.

 

 

ABBINAMENTI MIELE FORMAGGIO, INFOGRAFICA

Il matrimonio “imperfetto”, trionfo delle possibilità

La letteratura scientifica parla dell’abbinamento miele formaggio attraverso la metafora del «matrimonio imperfetto», perché il miele, a differenza di bevande come il vino e la birra, non è in grado di esprimere in un unico prodotto elementi di concordanza e contrasto. Questo, lungi da essere un limite, apre alla fantasia. Non essendoci un’unione per eccellenza, saranno il gusto e le nostre sensazioni a decidere lo “sposalizio” che, se si rivela guidato dall’amore, sarà davvero un fecondo e duraturo «matrimonio all’italiana».

Gli abbinamenti

È giunta l’ora di dare i nostri personali suggerimenti, tenendo a mente quanto detto finora e la regola aurea  di qualsiasi incontro: il vero amore nasce dall’equilibrio, dalla capacità di esaltare le reciproche caratteristiche, senza obnubilare quelle dell’altro.

MIELE ITALIANO DI ACACIA BREZZO

Concordanza – In abbinamento con yogurt, ricotta fresca di capra o vaccina.
Contrapposizione – Mascarpone (grassezza), formaggi erborinati (sapidità).

MIELE ITALIANO DI ARANCIO BREZZO

Concordanza – Formaggi siciliani come il Ragusano, Pecorino siciliano e Caciocavallo
Contrapposizione – La sua nota aromatica lo rende perfetto per completare formaggi freschi come il Bra Tenero o la Ricotta di capra.

MIELE ITALIANO DI CASTAGNO BREZZO

Concordanza – Il suo gusto deciso e amarognolo lo rende un accompagnamento bilanciato con formaggi di lunga stagionatura e saporiti: Parmigiano Reggiano, Grana Padano e Castelmagno.Contrapposizione –  Formaggi profumati e delicati come la ricotta, il Bra tenero e il Sairass (ricotta piemontese). Formaggi di media stagionatura come Taleggio, Raschera, Fontina, Tome giovani.

MIELE ITALIANO DI EUCALIPTO BREZZO

Concordanza – L’intenso gusto balsamico e di liquirizia lo rende perfetto con formaggi saporiti quali il Ragusano stagionato, il Parmigiano Reggiano, il Grana Padano o il Grana Trentino.
Contrapposizione – Formaggi caprini freschi e profumati

MIELE ITALIANO DI TARASSACO BREZZO

Concordanza – Miele fortemente aromatico e cremoso, con sentori di olii essenziali. Si sposa con formaggi ovini di media stagionatura come il Pecorino sardo, il Pecorino romano, il Pecorino toscano o il Bitto.
Contrapposizione – Formaggi a pasta grassa non troppo aromatici, per prolungare il piacere delle sue intense note floreali.

MIELE ITALIANO DI TIGLIO BREZZO

Concordanza – La sua freschezza balsamica, di erbe medicinali, lo abbina bene a formaggi di montagna come il Raschera, l’Asiago d’alpeggio, il Castelmagno, la Fontina.
Contrapposizione – Le note mentolate vengono invece esaltate da formaggi freschi come la Toma d’Alba.

MELATA DI BOSCO BREZZO

Concordanza – Grazie alle sue note salate è ideale in accompagnamento a formaggi stagionati dal gusto
deciso sia a pasta dura (come il parmigiano Reggiano, l’Asiago e il Montasio).
Contrapposizione –  le stesse note salate e vegetali lo rendono ottimo con la Robiola di Roccaverano, burrosa e delicata.

MIELE ITALIANO DI RODODENDRO BREZZO

Concordanza – Un miele di montagna, dolce e profumato. Si abbina bene con i formaggi di alpeggio.
Contrapposizione – La sua dolcezza può accompagnare formaggi amarognoli, come la Vezzena o il Brunetto.

MIELE ITALIANO DI CORBEZZOLO BREZZO

Contrapposizione – Miele dalla caratteristica nota amara che è bene abbinare in contrasto con formaggi dolci e grassi.

MIELE ITALIANO DI TIMO BREZZO

Concordanza – Il suo sapore caratteristico dato dal timolo, lo rende perfetto in abbinamento a formaggi stagionati e saporiti.
Contrapposizione – Regala sapori particolari con formaggi piccanti, di fossa e con robiole molto profumate.

On the occasion of Cheese 2017 (Bra 15 – 18 September), Italy’s biggest cheese show, we want to devote a detailed guide to of the art of pairing honey and cheese, a triumph of imagination and taste.

With more than 300 types of honey and 450 kinds of different cheeses, Italy is a world leader in possible pairings of these products.  This richness is expressed not only by way of the contrast between sweet and savoury, but also in the way bold and sophisticated pairings can be created, which take into account the incredible differences in flavours and consistency between one honey and another, and the equally different forms in which cheese comes

De gustibus

This little guide does not set out to dictate strict rules for pairing honey and cheese, but rather invites readers to make a more conscious choice that can enhance the raw materials available.

Classification of cheeses

If we have spoken at length about honey and honeys in this blog, it would be a good idea to provide some clarification about types of cheese and their classification. Essentially, cheese is distinguished and modifies its flavour on the bases of three fundamental characteristics:

The production method, responsible for the consistency – Simply put, cheese is the coagulation of casein, called curd, which incorporates calcium, phosphorus and fatty substances, with the subsequent separation of the whey. The curd is cut in different ways – the “finer” it is cut, the more the cheese will release whey and the drier and harder it will be. To obtain harder cheeses, the curd is heated at 48-50 degrees, while for stretched-curd cheeses, the curd is steeped in hot water and then kneaded by hand.

  1. The type of milk, which determines the degree of fattiness and sweetness – Sheep’s, goat’s, cow’s and buffalo milks have different sugar and fat contents that give a different creaminess and aromatic structure (depending on how the animals are fed).
  1. Ageing and preservation, which influence the sapidity and strength of flavour of the cheese – just think of blue or cave-aged cheeses, those salted on the surface or aromatic cheese, with edible rinds featuring noble moulds.

Complementary and contrasting

Honey and cheese pairings come in the form of two main encounters: complementary or contrasting. By contrasting we mean the desire to offer a balancing pairing, one aimed at moderating and limiting certain characteristics of the cheeses in question. Complementary pairings, on the other hand, tend to underscore and enhance the similarities. For contrasting we will have: fatty cheeses “against” honeys with acidic notes; savour cheeses “against” sweet or bitter honeys. For complementary we will have acidic cheeses with acidic honeys (or sweet with sweet): persistent, well-structured cheeses with intensely flavoured and strong-smelling honeys. That is not all: cheeses and honeys can be paired on the basis of consistency, for example a dense honeydew honey with a soft, mature gorgonzola, to prolong the feeling of softness in the mouth.

An interesting combination is that of places of origin, created starting with honeys and cheeses belonging to a specific place. In this way one can enjoy rhododendron honey (a bush that grows at altitude) and mountain honey from the Maira Valley with Piedmont alpine pasture cheeses. Or citrus honeys with Sicilian cheeses (Ragusano and Caciocavallo for example). A classic pairing is Sardinian, with strawberry tree honey and Sardinian pecorino.

The “imperfect” marriage, the triumph of possibilities

Scientific literature uses the metaphor of an “imperfect marriage” to describe the pairing of honey and cheese, since unlike other beverages such as wine and beer, honey is not able to express complementary and contrasting elements in a single product.  Far from being a limit, however, this gives room for imagination. Not being a union par excellence, it will be the taste and our senses to decide the “marriage” that, if guided by love, will truly be a fruitful and lasting “marriage Italian style”.

Pairings

It is now time to make our personal suggestions, keeping in mind what has been said so far and respecting the golden rule for any encounter: true love is born from balance, and the ability to enhance the mutual characteristics without overshadowing those of the other.

BREZZO ITALIAN ACACIA HONEY

Complementary – Paired with yoghurt, fresh goat or cow’s milk ricotta.
Contrasting – Mascarpone (fattiness), blue cheeses (sapidity).

BREZZO ITALIAN ORGANGE HONEY

Complementary – Sicilian cheeses such as Ragusano, Sicilian Pecorino and Caciocavallo
Contrasting – its aromatic notes makes it perfect with fresh cheeses such as Bra Tenero or goat’s milk Ricotta.

BREZZO ITALIAN CHESTNUT HONEY

Complementary – Its decisive, slightly bitter flavour makes it a balanced accompaniment to well-matured, flavourful cheeses:  Parmigiano Reggiano, Grana Padano and Castelmagno.
Contrasting –  Delicate, fragrant cheeses such as ricotta, Bra Tenero and Sairass (Piedmont ricotta). Medium-aged cheeses such as Taleggio, Raschera, Fontina and young Toma.

BREZZO ITALIAN EUCALYPTUS HONEY

Complementary – The intense balsamic and liquorice flavour makes it perfect with flavourful cheeses such as mature Ragusano, Parmigiano Reggiano, Grana Padano or Grana Trentino.
Contrasting – Fresh and fragrant goat cheeses
BREZZO ITALIAN DANDELION HONEY
Complementary – A highly aromatic, creamy honey with essential oil notes, it goes well with medium-aged sheep’s milk cheeses such as Sardinian Pecorino, Pecorino Romano, Tuscan Pecorino or Bitto.
Contrasting – Not too aromatic high fat cheeses, to prolong the pleasure of its intense floral notes.

BREZZO ITALIAN LIME TREE HONEY

Complementary – the balsamic freshness of medicinal herbs makes it pair well with mountain cheeses such as Raschera, alpine pasture Asiago, Castelmagno and Fontina.
Contrasting – The minty notes on the other hand are enhanced by fresh cheeses such as Toma d’Alba.

BREZZO FOREST HONEY

Complementary – Its savoury notes make it ideal to pair with well-flavoured mature hard cheeses (such as Parmigiano Reggiano, Asiago and Montasio).
Contrasting –  the same savoury, plant notes make it excellent with buttery, delicate Robiola di Roccaverano.

BREZZO ITALIAN RHODODENDRON HONEY

Complementary– A sweet, fragrant mountain honey, it pairs well with alpine pasture cheeses.
Contrasting – Its sweetness contrasts well with slightly bitter cheeses such as Vezzena or Brunetto.

BREZZO ITALIAN ARBUTUS HONEY

Contrasting – A honey with typical bitter notes that is best paired in contrast with sweet, fatty cheeses.

BREZZO ITALIAN THYME HONEY  

Complementary – Its thyme flavour makes it a perfect combination with flavourful, mature cheeses.
Contrasting – It creates special flavours with sharp or cave-aged cheeses and with very fragrant Robbiola.

Un mare di miele

Un mare di miele

Come ogni anno è di nuovo estate. Le temperature raggiungono l’apice, le serate si protraggono fino a notte fonda e tutti, più o meno, sognano il loro posto al sole.

Per chi ha già raggiungo le spiagge o per chi ancora deve mettersi in viaggio – e anche per chi,, quest’anno, osserverà le onde solo su Instagram – ecco tre ricette che mettono insieme “mare e miele”: piatti gustosissimi ed estivi che arrivano direttamente dalle coste del Mediterraneo e, almeno con il palato, ci permetteranno di fare un tuffo!
Seguiteci.

IN SARDEGNA CON LE SEADAS

È difficile dire se le coste più belle d’Italia siano in Sardegna: ma più facile attribuire alla seadas la palma d’oro del piatto più goloso da preparare con il miele. Croccanti, fresche (grazie al limone), goderecce e deliziose, le seadas sono facilissime da preparare e deliziano ogni palato. Sono frittelle ripiene di pecorino fresco, con un topping – come usano dire gli chef contemporanei – di dolcissimo miele. Già, ma quale miele? Trattandosi di un piatto sardo che utilizza pecorino non stagionato e dolce, il miele giusto è quello di Corbezzolo. Oppure per chi non ama il suo gusto intenso e amaro, consigliamo Miele d’Arancio o di Acacia. Vi consigliamo mezzo cucchiaino di questo miele dal retrogusto amaro sulle seadas appena fritte e calde: il calore scioglierà i cristalli imbevendo leggermente la pasta e amalgamandosi perfettamente con il formaggio!

La ricetta è facilissima.

INGREDIENTI

  • 100 g di farina di semola rimacinata
  • 200 g di farina «00»
  • 300 g di formaggio pecorino dolce e fresco
  • 85 ml di acqua
  • 2 cucchiai di scorza di limone
  • 60 g di burro
  • 1 pizzico di sale
  • Miele di Corbezzolo, di Arancio o di Acacia Brezzo
  • olio di semi per friggere

Create l’impasto con farina, burro e acqua. Adagiate l’impasto su di un tagliere infarinato, coprite con la pellicola trasparente per alimenti e fate riposare in frigorifero per mezz’ora.. Nel frattempo preparate il ripieno: versate il pecorino in una terrina, lavorate il limone e grattugiatene la scorza che andrete poi ad unire al formaggio. Togliete l’impasto dal frigorifero e stendetelo su di un piano di lavoro infarinato fino a ottenere un giusto spessore. Con una formina, tagliate la pasta a dischetti, sulla metà dei quali adagiate un bel cucchiaio di ripieno. Poi richiudete il tutto con l’altra metà della pasta. Friggete in olio bollente, scolate su carta assorbente e completate la ricetta con un cucchiaio di miele.

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TROPEA, CIPOLLE E MIELE

Tropea è una deliziosa cittadina in provincia di Vibo Valentia, nella Calabria occidentale. Le sue coste sono alcune delle più belle della Regione e forse per questo prendono il nome di «Costa degli Dei». Famose quanto le spiagge, sono le cipolle rosse di Tropea, coltivate nell’interno. Succose e fragranti, adatte alla preparazione di moltissimi piatti, danno il loro meglio se caramellate, sprigionando il loro gusto sapido e dolce al contempo. La ricetta che vi proponiamo è un contorno sfizioso e facilissimo da preparare: cipolle di Tropea caramellate con il miele.

Per realizzarle, seguite la nostra semplice ricetta e ricordatevi di usare un miele dolce e delicato, tipo quello di limone, che enfatizza la dolcezza delle cipolle senza essere stucchevole, grazie alla sua nota acidula. Ricordatevi di unire la salvia, per un tocco estivo e profumato.

INGREDIENTI

  • 450/500 gr di cipolle dolci
  • 30 gr di burro senza lattosio
  • 2 cucchiai abbondanti di Miele di Limone Brezzo
  • 1 cucchiaio di zucchero di canna integrale
  • 2 o 3 foglie di salvia
  • Un pizzico di sale

Pulite, affettate molto sottilmente le cipolle e ponetele in una padella tipo wok con il burro, il sale e le foglie di salvia. Fate cuocere con il coperchio per 10 minuti a fuoco basso. A questo punto possiamo aggiungete il miele e lo zucchero proseguendo la cottura per 20 minuti: gli ultimi 5 minuti senza coperchio in modo da far asciugare l’acqua delle cipolle e permettere la caramellizzazione.

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DALLA GRECIA CON “SAGANAKI”

Chi non ha mai desiderato di tuffarsi nel «greco mar da cui vergine nacque Venere», come scrive il poeta Ugo Foscolo ricordando la sua natìa Zacinto? Con i suoi mille anfratti, le isole incontaminate, le spiagge bianche e il turchese del suo mare, la Grecia è il simbolo stesso delle vacanze mediterranee. Anche qui si prepara un dolce caratteristico e facilmente replicabile, che unisce il dolce del miele al salato della Feta, il tipico formaggio di capra conservato in salamoia.

Per il miele, visto il contrasto con il sapido formaggio caprino, consigliamo l’Acacia. Oppure, per un tocco più mediterraneo, il miele di Arancio, caratterizzato da note aggrumate, Eucalipto, leggermente balsamico, o Timo, dal caratteristico profumo di erbe aromatiche.

INGREDIENTI

  • 1  panetto di Feta greca
  • 1 uovo;
  • pangrattato
  • sale
  • olio di semi per la frittura
  • semi di sesamo
  • Miele di Acacia, Arancio, Eucalipto o Timo Brezzo

Prendete il panetto di Feta greca, scolatelo, lavatelo e tagliatelo in due parti uguali per la lunghezza. Passatelo nell’uovo e poi nel pangrattato, due volte per una doppia panatura. A questo punto friggete il tutto, fate dorare, scolate e servite su cara assorbente con una spruzzata di limone e un cucchiaino di miele.

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Like every year, it’s summer time again. Temperatures reach their peak, the evenings last late into the night and everyone, more or less, dreams of their place in the sun.

For those who have already reached the beaches or for those who still have to leave – and also for those who will only see the waves on Instagram for this year – here are three recipes that combine “sea and honey”: tasty summer dishes that come directly from the coasts of the Mediterranean and that, at least through the palate, will allow us to take a dip!

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IN SARDINIA WITH THE SEADAS

It is difficult to say if the most beautiful coasts of Italy are in Sardinia: but it is easier to give seadas the golden palm as the most delicious dish prepared with honey. Crunchy, fresh (thanks to lemons), enjoyable and delicious, seadas are very easy to prepare and they can delight every palate. Seadas are pancakes stuffed with fresh pecorino, topped – as contemporary chefs say – with very sweet honey. Yeah, but which honey? Since this is a Sardinian dish that uses unseasoned and sweet pecorino, the right honey is Corbezzolo. But for those who do not like its intense and bitter taste, we recommend Orange or Acacia Honey. We recommend half a teaspoon of this honey with a bitter aftertaste on freshly fried and hot seadas: the heat will melt the crystals, slightly soaking the dough and blending perfectly with the cheese!

The recipe is very easy.

INGREDIENTS

  • 100 g of re-milled semolina flour
  • 200 g all-purpose flour
  • 300 g of sweet and fresh pecorino cheese
  • 85 ml of water
  • 2 tablespoons of lemon zest
  • 60 g of butter
  • 1 pinch of salt
  • Corbezzolo, Orange or Acacia Honey by Brezzo
  • Seed oil for frying

Make a dough with flour, butter and water. Place the dough on a floured cutting board, cover it with cling film and let it rest in the refrigerator for half an hour. In the meantime, prepare the filling: pour the pecorino cheese in a bowl, get the lemon and grate the zest that will be added to the cheese. Remove the dough from the refrigerator and roll it out on a floured work surface until the right thickness is obtained. With a mold, cut the dough into discs, topping its half with a nice spoonful of filling. Then, close the dough by folding the other half. Fry in hot oil, drain on absorbent paper and complete the recipe with a spoonful of honey.

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TROPEA, ONIONS AND HONEY

Tropea is a delightful town in the province of Vibo Valentia, in western Calabria. Its coasts are some of the most beautiful in the region and perhaps this is the reason why they are referred to as the «Costa degli Dei», the “Coast of the Gods”. As famous as the beaches are Tropea’s red onions, grown inland. Juicy and fragrant, suitable for the preparation of many dishes, they are best caramelized, releasing their savory and sweet taste at the same time. This recipe is a delicious and easy to prepare side dish: Tropea onions caramelized with honey.

To make them, follow our simple recipe and remember to use a sweet and delicate honey, such as lemon honey, which emphasizes the sweetness of the onions without being cloying, thanks to its sour note. Remember to add sage, for a summery and fragrant touch.

INGREDIENTS

  • 450/500 gr of sweet onions
  • 30 gr of lactose-free butter
  • 2 generous spoonful of Brezzo lemon honey
  • 1 tablespoon of whole cane sugar
  • 2 or 3 sage leaves
  • A pinch of salt

Wash and thinly slice the onions, and place them in a wok pan with butter, salt and sage leaves. Cook with the lid on for 10 minutes over low heat. At this point add the honey and sugar, continuing to cook for 20 minutes: the last 5 minutes of cooking will be done without the lid on, in order to dry the onion water and allow it to caramelize.

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FROM GREECE WITH “SAGANAKI”

Who has never wanted to dive into the «Greek sea from which Venus was born virgin», as the poet Ugo Foscolo writes when recalling his birthplace in Zakynthos? With its thousand ravines, pristine islands, white beaches and the turquoise of its sea, Greece is the very symbol of Mediterranean holidays. Here, too, a characteristic and easily replicable dessert is prepared, combining the sweetness of honey with the salty Feta, the typical goat cheese preserved in brine. As for the honey, given the contrast with the savory goat cheese, we recommend Acacia. Or, for a more Mediterranean touch, we recommend Orange honey, characterized by citrus notes, Eucalyptus, slightly balsamic, or Thyme, with a characteristic scent of aromatic herbs.

INGREDIENTS

  • 1 piece of Greek Feta
  • 1 egg
  • bread crumbs
  • salt
  • seed oil for frying
  • Sesame seeds
  • Acacia, Orange, Eucalyptus or Thyme honey by Brezzo

Take the stick of Greek Feta, drain and wash it, and cut it into two equal parts lengthwise. Pass it in the egg and then in the breadcrumbs, do this twice for a double breading. At this point, fry everything until golden brown, drain with a towel and serve with a squeeze of lemon and a teaspoon of honey.

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Miele, spezie ed erbe officinali: la forza della natura a servizio del nostro benessere

Miele, spezie ed erbe officinali: la forza della natura a servizio del nostro benessere

Nella storia della medicina, miele ed erbe officinali hanno sempre rivestito un ruolo di primo piano.

Un celebre esempio è contenuto nel De Rerum Natura di Lucrezio. In apertura del suo poema, il letterato latino ricorda che mettere in versi concetti filosofici è operazione simile a quella dei medici che, prima di somministrare ai fanciulli l’amara medicina (il «ripugnante assenzio»), bagnano i bordi del bicchiere con il «biondo liquore», affinché ne sia facilitata l’assunzione.

Grazie all’assenza di contaminazioni, alla dolcezza e alla sua digeribilità, il miele è sempre stato un veicolo ideale per le proprietà officinali delle erbe, amplificandone i benefici e favorendone l’assimilazione.

Un utilizzo che Brezzo ha recuperato attraverso la linea Miele Natura, nata dall’idea di unire la purezza del miele alle proprietà officinali di erbe e spezie.

Una serie di prodotti studiati per agire su ambiti specifici del nostro organismo (in particolare gola, vie respiratorie, sistema immunitario e apparato digerente) che il Ministero della Salute ha riconosciuto come integratori alimentari, ovvero alimenti che, assunti a integrazione della dieta, favoriscono l’apporto di principi nutritivi di comprovata utilità salutistica.

Che cos’è la linea Miele Natura?

La linea Miele Natura proposta da Brezzo comprende sei diversi tipi di prodotto, composti da un mix di ingredienti specifici. La base è costituita da mieli monoflora di altissima qualità, purissimi e non pastorizzati secondo la tradizione Brezzo, a cui vengono aggiunti estratti di erbe e spezie. In alcuni casi la formula viene completata da altri prodotti naturali delle api, principalmente propoli e pappa reale.

Quali sono le proprietà di Miele Natura?

Miele Natura è una vera e propria linea “funzionale”, ovvero studiata per alleviare sintomi infiammatori, rafforzare le difese immunitarie, dare energia, favorire la liberazione delle vie aeree o agire come lenitivo e ricostituenti dell’organismo.

Quali le dosi consigliate?

Una volta scelto il prodotto adatto vostre esigenze, basterà assumere un cucchiaino di Miele Natura al giorno, meglio se al mattino e a stomaco vuoto per massimizzarne gli effetti sull’organismo. 

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BALSAMICO
Naso, gola, vie respiratore

L’azione del miele di eucalipto si unisce al potere balsamico del pino mugo, della menta, dell’eucaliptolo e del mentolo. Grazie alla sua azione balsamica, è un potente alleato contro i raffreddori dell’inverno, le vie respiratorie congestionate, la gola e il naso irritato.

ENERGIZZANTE
Ricostituente

Il miele di sulla, unito al ginseng e alla pappa reale, rende questo preparato un eccezionale ricostituente in grado di donare forza e vigore all’organismo e combattere stati di stanchezza fisica e mentale, scarsa concentrazione o inappetenza. La pappa reale è ricca di vitamine ed amminoacidi, mentre il ginseng è un valido alleato nei casi di stanchezza e spossatezza.

DOLCE BENESSERE
Sistema immunitario

Il miele di melata, unito all’echinacea, all’uncaria e all’astragalo, aiuta a rafforzare l’efficienza del sistema immunitario. L’uncaria, l’echinacea e l’astragalo favoriscono le naturali difese dell’organismo e l’echinacea promuove la corretta funzionalità delle alte vie respiratorie e la difesa contro le sindromi influenzali. L’astragalo, infine, è utile per le sue proprietà di toniche e rinvigorenti.

DOLCE GOLA
Gola irritata e infiammata

Il miele di tiglio, unito al pino mugo, alla propoli, alla cannella e all’erisimo è espressamente indicato per alleviare i sintomi della gola infiammata. Il pino mugo favorisce il benessere di naso e gola. L’erisimo (o erba dei cantanti) promuove un’azione emolliente e lenitiva sulla mucosa orofaringea e sul tono della voce.

MIELE E CURCUMA
Digestione, pelle e benessere

La curcuma è un antinfiammatorio naturale, un antiossidante e un alleato della digestione. Aiuta a combattere l’invecchiamento della pelle e la formazione di radicali liberi. Unita al miele di acacia contribuisce a mantenere in salute l’organismo.

MIELE E ZENZERO
Antinfiammatorio e depurativo

Lo zenzero, noto per le sue proprietà antinfiammatorie, ha effetti disintossicanti e depurativi. È un potente antinfiammatorio e anti-aging. Insieme al miele di acacia, costituisce un mix per una dieta sana e ricca di gusto.

In the history of medicine, honey and medicinal herbs have always played a leading role.

A famous example is contained in De Rerum Natura by Lucrezio. At the opening of his poem, the Latin man of letters remembers that to put into philosophical concepts is an operation similar to that of doctors who, before administering the bitter medicine (the “repugnant absinthe”) to the children, wet the edges of the glass with the ” blond liqueur “, so that it is easier to drink.

Thanks to the absence of contamination, sweetness and digestibility, honey has always been an ideal vehicle for the medicinal properties of herbs, amplifying the benefits and favoring their assimilation.

A use that Brezzo has recovered through the Miele Natura line, born from the idea of ​​combining the purity of honey with the medicinal properties of herbs and spices.

A series of products designed to act on specific areas of our body (in particular the throat, respiratory tract, immune system and digestive system) that the Italian Ministry of Health has recognized as food supplements, or foods that, taken as a supplement to the diet, favor supply of nutritive principles with proven health benefits.

What is the “Natura Honey” line?

The Nature Honey line proposed by Brezzo includes six different types of products, composed of a mix of specific ingredients. The base is made up of high-quality single-flower honeys, very pure and unpasteurized according to the Brezzo tradition, to which are added extracts of herbs and spices. In some cases the formula is supplemented by other natural bee products, mainly propolis and royal jelly.

What are the properties of “Natura Honey”?

Honey Nature is a real “functional” line, which is designed to alleviate inflammatory symptoms, strengthen the immune system, energize, promote the release of the airways or act as a soothing and restorative organism.

Quali le dosi consigliate?

Once you have chosen the right product for your needs, just take one teaspoon of Honey a day, better in the morning and on an empty stomach to maximize its effects on the body.

DISCOVER THE PRODUCTS NATURA HONEY OF BREZZO

BALSAMIC
Nose, throat, respiratory tract

The action of eucalyptus honey is combined with the balsamic power of mugo pine, mint, eucalyptol and menthol. Thanks to its balsamic action, it is a powerful ally against winter colds, congested airways, throat and irritated nose.

ENERGIZING
Tonic

Sulla honey, combined with ginseng and royal jelly, makes this preparation an exceptional tonic able to give strength and vigor to the body and fight states of physical and mental fatigue, poor concentration or lack of appetite. Royal jelly is rich in vitamins and amino acids, while ginseng is a valid ally in cases of fatigue and exhaustion.

SWEET WELLNESS
Immune system

Honeydew honey, combined with echinacea, uncaria and astragalus, helps strengthen the efficiency of the immune system. The uncaria, the echinacea and the astragalus favor the natural defenses of the organism and the echinacea promotes the correct functionality of the upper respiratory tract and the defense against the flu syndromes. Finally, the astragalus is useful for its tonic and invigorating properties.

DOLCE GOLA
Sore and inflamed throat

Lime honey, combined with mountain pine, propolis, cinnamon and erisimo is expressly indicated to alleviate the symptoms of the inflamed throat. Mountain pine favors the well-being of the nose and throat. The erysime (or grass of the singers) promotes an emollient and soothing action on the oropharyngeal mucosa and on the tone of the voice.

HONEY AND CURCUMA
Digestion, skin and wellness

La curcuma è un antinfiammatorio naturale, un antiossidante e un alleato della digestione. Aiuta a combattere l’invecchiamento della pelle e la formazione di radicali liberi. Unita al miele di acacia contribuisce a mantenere in salute l’organismo.

HONEY AND GINGER
Anti-inflammatory and depurative

Ginger, known for its anti-inflammatory properties, has detoxifying and purifying effects. It is a powerful anti-inflammatory and anti-aging product. Together with acacia honey, it is a mix for a healthy and tasteful diet.

Cuneo, la provincia del miele

Cuneo, la provincia del miele

«Italia, pizza e mandolino».  «Italia, terra di poeti e naviganti».
Dovremmo aggiungere «Italia, terra del miele».

Eh già, perché nel ricco panorama dei prodotti tipici della nostra penisola il miele occupa un posto di primissimo piano, anche se spesso dimenticato.

Le peculiarità geografiche dell’Italia la rendono estremamente ricca di ambienti naturali: montagna alpina e appennino; collina e pianura; foreste di latifoglie e di conifere; mare, laghi, lagune e ambienti fluviali. Ciascuno dei quali è “terreno fertile” per lo sviluppo di piante e fiori caratteristici, materia prima senza la quale, sarebbe impossibile produrre miele.

Soprattutto, la grande disponibilità nella nostra penisola di fiori e piante diverse, con diversi tempi di fioritura, permette una ricca raccolta di miele monoflora, ovvero miele il cui nettare proviene, in netta prevalenza, da un’unica origine botanica, tanto da risultarne sufficientemente caratterizzato dal punto di vista delle peculiarità analitiche e soprattutto organolettiche.

L’Italia, essendo il paese con la maggior biodiversità al mondo, è la regione geografica che regala il maggior numero di miele monofora. L’elenco comprende oltre 50 varietà diverse: dall’acacia ai mieli di agrumi (arancio, limone. mandarino); dal timo al corbezzolo; dal castagno all’eucalipto, passando per il miele di trifoglio, sulla, rododendro, tiglio, ciliegio, girasole, tarassaco e cardo, solo per citarne alcuni. Senza contare le melate di bosco e di abete, che le api producono a partire dalle sostanze zuccherine secrete dagli afidi delle piante.

L’Italia è un unicum nel mondo del miele: un territorio estremamente differenziato che mette a disposizione un gran numero di fioriture scalari di essenze ad alto valore mellifero

CUNEO, LA “PROVINCIA MELLIFERA”

All’interno della vasta produzione di mieli monoflora italiani, la provincia di Cuneo spicca sulle altre. Qui la concertazione di fioriture è eccezionale, grazie alla varietà di paesaggi e specie botaniche.

Nella Granda la raccolta del miele inizia appena sboccia la primavera, grazie ai gialli fiori di tarassaco, per poi proseguire con quella dell’acacia, che fiorisce a inizio maggio fino ai 1000 metri di altezza. Il miele di castagno viene bottinato dalle api a partire da metà giugno, mentre quello di rododendro, la “rosa delle alpi”, una vera rarità perché prodotto nei pressi dei pascoli a più di 1500 metri, avviene da metà giugno a metà luglio (inoltre i fiori del rododendro impiegano 2 anni per sbocciare!).

La stagione del miele prosegue, a fine giugno, con le fioriture del tiglio, un miele giallo oro che può presentarsi o più o meno cristallizzato e con un tipico profumo “mentolato”, e termina a luglio-agosto, con la melata di bosco e di abete, perché gli afidi amano il caldo e l’umidità delle foreste. 

Atlante dei mieli italiani prodotti da Brezzo

Atlante dei mieli italiani prodotti da Brezzo

GERVASIO BREZZO E IL NOMADISMO

Tante e tali sono le varietà di miele che è possibile produrre in provincia di Cuneo, che qui, verso la metà del ‘900, si sono sviluppati i primi esperimenti di apicoltura nomade razionale, ovvero la pratica di spostare le arnie nei tempi e nei luoghi in cui avvengono le fioriture; per raccogliere, lungo tutta la primavera e l’estate, diversi tipi di miele monoflora.

I primi esempi di nomadismo ci arrivano dall’antico Egitto e dai Romani, che muovevano le arnie lungo il corso dei fiumi, ma si trattava di operazioni volte ad aumentare la produttività, non la “purezza botanica”. Fu Don Giacomo Angeleri a introdurre in Piemonte la pratica del nomadismo e a formare in merito i professionisti del settore. Alle sue lezioni partecipava anche Gervasio Brezzo, fondatore dell’omonima azienda apistica (>>leggi il nostro post dedicato alla storia dell’apicoltura Brezzo) allora giovane ed energico apicoltore.

Gervasio fu uno dei primi “allevatori di api” a capire l’importanza del nomadismo per differenziare l’offerta e aumentare l’interesse commerciale e qualitativo dei mieli allora prodotti. Le foto di Gervasio e dei suoi figli che caricano le arnie su vecchi camion alla volta dei pascoli alpini hanno fatto storia; sono i primi documenti piemontesi in merito alla pratica del nomadismo apistico.

Così racconta un bell’articolo di Paolo Faccioli dedicato all’apicoltura in Val Varaita

[Gervasio Brezzo] Andò a prendere accordi col cognato di un pastore che portava le pecore a Monteu, percorrendo un tragitto di sette ore in bicicletta, ed ebbe la disponibilità: “La vallata è tutta vostra”, si sentì dire. Si procurò un residuato bellico, che impiegò cinque ore per percorrere 130 chilometri, e le api arrivarono mezze asfissiate. Ma la prima esperienza portò l’entusiasmo alle stelle, fece costruire 100 nuovi alveari e il secondo anno fece transumare una settantina di famiglie.

Oggi è anche grazie a Gervasio e alla sua lungimiranza che la famiglia Brezzo continua a tenere viva la pratica del nomadismo, diventando l’azienda italiana che produce la maggior varietà di mieli uniflorali.

SCOPRI TUTTI I MIELI MONOFLORA BREZZO

Camino Brezzo con arnie

[:en]«Italy, pizza and mandolin».  «Italy, the land of poets and sailors».
We could also add «Italy, the land of honey».

Indeed, because among the many traditional products of our peninsula, honey is one of the most important – even though it is often forgotten.

The unique geographical characteristics of Italy has endowed it with a rich ensemble of natural resources: the Alps and the Apennines; hills and plains; forests of broad-leaved and coniferous trees; seas, lakes, lagoons and rivers. Each is a “fertile soil” for the growth of typical plants and flowers, an important element without which producing honey would be impossible.

Above all, the great availability of different flowers and plants – with different blooming periods – in our peninsula allows the rich collection of monofloral (or unifloral) honey: this is made with nectar that predominantly comes from a single plant species, an element that characterizes its analytical and organoleptic properties.

Italy, a country endowed with a rich biodiversity, is the geographical region that offers the greatest number of monofloral honey. The list includes over 50 different varieties: acacia, citrus (orange, lemon, mandarin), thyme, lavender, chestnut, eucalyptus, clover, French honeysuckle, rhododendron, basswood, cherry, sunflower, dandelion and cardoon, to name a few. This does not include wood and fir honeydew, which bees produce from the sugary substances secreted by plant aphids.

Italy is unique in the world of honey: an extremely diversified territory which provides a great number of essences – in continuous bloom – that produce honey

CUNEO, THE “HONEY PROVINCE”

Within the vast production of Italian monofloral honeys, the province of Cuneo stands out from the rest. Here, the concurrence of flowering is exceptional, thanks to the variety of landscapes and plant species.

In the Granda, honey harvest begins as soon as spring comes, thanks to the yellow dandelion flowers, and it continues with the acacia flowers, which bloom in early May at the height of 1000 metres.  Chestnut honey is foraged by bees starting from mid-June, while honey from rhododendron – the “rose of the alps” – a real rarity because it is produced near pastures at more than 1500 metres, is gathered from mid-June to mid-July (rhododendron flowers take 2 years to bloom!).

Honey season carries on, at the end of June, with the flowering of basswood, which produces a golden yellow coloured honey that can be more or less crystalized and has a typical “menthol” scent, and it ends between July and August, with wood and fir honeydew, because aphids like the heat and humidity of the forests. 

GERVASIO BREZZO AND NOMADISM

Many and such are the varieties of honey which can be produced in the province of Cuneo that here, towards the mid-1900s, the first experiments in rational nomadic apiculture have been developed: it refers to the practice of moving the hives in accordance to the time and place in which flowering occurs, in order to gather different types of monofloral honey during spring and summer.

The first examples of nomadism have been practiced in Ancient Egypt and also by the Romans, who would move the hives along the rivers; but these have been aimed at incrementing production, and not at developing “botanical purity”. Giacomo Angeleri had introduced nomadism in Piedmont; he had also trained professionals in this field. Gervasio Brezzo, founder of the company of the same name (>>read our post about the history of Brezzo apiculture), who was then a young and energetic beekeeper, has also attended his lessons.

Gervasio was one of the first “bee breeders” who had understood the importance of nomadism in order to differentiate the product and increment the commercial and qualitative appeal of the honey produced. The photos of Gervasio and his sons who loaded the beehives on rickety trucks directed to the alpine pastures have made history: these are the first documents in Piedmont about the practice of apicultural nomadism.

Here is what a beautiful article by Paolo Faccioli had to say about apiculture in Val Varaita

[Gervasio Brezzo] He went to make arrangements with the brother-in-law of a shepherd who brought sheep to Monteu, covering a seven-hour stretch by bicycle, and he had the means: “The valley is all yours”, he heard him say. He had gotten hold of a war remains, which took five hours to cover 130 kilometres, and the bees had arrived almost suffocated. But this first experience has gotten him really excited: he had ordered 100 beehives to be made and in the following year he had migrated about seventy families.

Thanks to Gervasio and to his intuition, today Brezzo has continued to keep the practice of nomadism alive, becoming the Italian company which produces the most varieties of unifloral honeys, coming from eight Italian regions: Piedmont, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Puglia, Calabria, Sicily and Sardinia.

DISCOVER ALL MONOFLORAL HONEYS FROM BREZZO

Elettricità e vibrazioni: ecco come i fiori seducono le api

Elettricità e vibrazioni: ecco come i fiori seducono le api

Perché le api sono attirate dai fiori? Scopritelo nel nostro nuovo post!

Il polline e il nettare sono il nutrimento fondamentale delle api e si trovano nei fiori e nelle piante.

Il primo fornisce soprattutto le proteine e riveste un ruolo principale per la nutrizione delle larve e delle api nutrici, il secondo arricchisce di zuccheri la dieta di questi insetti. I fiori, al fine di potersi riprodurre tramite impollinazione, mettono in atto una serie di strategie per trarre a sé le api. Alcune di queste sono molto semplici e conosciute, altre sono invece frutto di lavoro di seduzione a dir poco straordinario che, evoluitosi per milioni di anni, si è espresso in forme del tutto sorprendenti.

Una conversazione “onesta”, a scosse di Volt

Una curiosa tecnica usata dai fiori per attrarre gli impollinatori è quella di inviare segnali elettrici per comunicare la quantità di polline e nettare a disposizione.

Lo studio viene dall’Università di Bristol. Gli scienziati hanno spiegato che, attraverso scosse elettriche, i fiori rivelano all’ape la quantità di polline e nettare presente al loro interno: avverrebbe quindi una sorta di conversazione “onesta”, in cui la funzione dell’impollinatore verrebbe compensata da una palese promessa di “bottino”.

Ma come viene usata quest’arma di seduzione? I fiori sarebbero in grado di modificare la propria carica elettrica che, fino a 200 Volt, verrebbe percepita dalle api. Il piccolo e invisibile “scambio” trasmetterebbe quindi informazioni preziose all’impollinatore, spinto a posarsi su di un fiore piuttosto che su un altro. D’altra parte i fiori sono generosi: come affermano gli studiosi Daniel Robert, l’ultima cosa che vorrebbero è «attrarre un’ape per poi non riuscire a fornire nettare».

A qualcuno piace dolce: l’udito dei i fiori

Nel dicembre del 2018 sono stati pubblicati i risultati di alcuni esperimenti atti a verificare un’ipotesi davvero particolare.

Lilach Hadany, ricercatrice della Tel Aviv University, si era chiesta se anche le piante, proprio come gli animali, fossero in grado di percepire i rumori. I suoi studi su di una pianta della famiglia delle Onagraceae, l’Oenothera drummondii, hanno mostrato che la concentrazione di zucchero presente nel nettare di questa specie incrementa gradualmente dopo il passaggio delle api. A scatenare la dolcezza delle secrezioni non era però il bottinare degli insetti, ma le vibrazioni delle ali delle api, che l’Onagraceae è in grado di cogliere su precise frequenze. Al contrario, se sollecitata dalle vibrazioni del vento, ad esempio, la quantità di zucchero nel nettare non cambia. La prova che anche le piante possono “ascoltare” è arrivata sottoponendo i fiori a frequenze registrate simili a quelle prodotte dalle api: la concentrazione di zuccheri, ha mostrato la ricercatrice israeliana, aumentava anche del 20%!

Why are bees attracted to flowers? We explore this answer in our latest blog post!

Pollen and nectar, the fundamental nourishment for bees, and are found in flowers and plants.

The former mainly supplies proteins and plays a main role in feeding the larvae and nurse bees, the latter enriching the diet of these insects with sugars. However, it is a symbiotic relationship as he flowers need the bees to reproduce. In order to achieve pollination, the flowers implement a series of strategies to draw the bees to them. Some of these methods are very simple and well-known, others are instead the result of the work of seduction, to say the least. These extraordinary methods that have evolved over millions of years and are still surprising.

An “honest” conversation, with electric shocks

A curious technique used by flowers to attract pollinators is to send electrical signals to communicate the amount of pollen and nectar available. The study comes from the University of Bristol. Scientists explained that, through electric shocks, the flowers reveal to the bee the quantity of pollen and nectar present inside them; therefore, a sort of “honest” conversation would take place, in which the function of the pollinator would be compensated by a clear promise of “booty”. But how exactly does this seduction work? The flowers are able to change the electric charge up to 200 volts, which is still perceived by bees. The small and invisible “exchange” conveys valuable information to the pollinator, who is driven to rest on that flower rather than another. But fear not, the flowers are generous. As scholar Daniel Robert puts it, “the last thing they would like is to attract a bee and then fail to provide nectar”.

Some like it sweet: the flowers listen

In December 2018, the results of experiments to verify a very particular hypothesis were published. Lilach Hadany, a researcher at Tel Aviv University, wondered if plants, like animals, could hear noises. Looking at a plant of the Onagraceae family, the Oenothera drummondii, he discovered that the concentration of sugar present in the nectar of flowers gradually increased after the passage of bees. The increase was triggered by the perception of the vibrations produced by the wings of the bee, which the flower was able to grasp on precise frequencies. In fact, the flowers maintained the same amount of sugar in the nectar when stressed by similar vibrations produced by the wind. By subjecting the flowers to the recorded sounds of bees or similar frequencies, the concentration of sugars in the nectar increased by 20%.

Tutti i segreti dell’Ape Regina, la più importante della sua specie

Tutti i segreti dell’Ape Regina, la più importante della sua specie

Senza di lei non esisterebbe l’alveare. Non ci sarebbero il miele, il polline e la pappa reale. In definitiva, non ci sarebbero le api, non nella forma in cui le conosciamo.

Lei è l’ape regina, fondamento di ogni famiglia, unica ape feconda, capace di deporre quantità impressionanti di uova per garantire la sopravvivenza della sua stirpe e, all’occorrenza, spostare le colonie verso una nuova casa.

Seguiteci e scoprite tutti i segreti della regina, l’ape più importante dell’alveare.

Come nasce una Regina?

La regina è l’ape più grande, la più longeva è l’unica feconda, capace cioè di generare una nuova colonia, o «famiglia». Queste differenze sono il frutto di un’alimentazione speciale. Dopo la deposizione dell’uovo, le operarie svezzano le larve reali per circa 15 giorni con la pappa reale, che sarà l’unico alimento della regina per tutta la vita. Dopo questo periodo la regina può uscire dalla sua cella, anch’essa speciale: non è infatti posta in orizzontale, ma in verticale e ha le fattezze di un’arachide.

La lotta per il trono

Una colonia può allevare fino a 30 «principesse», dette «regine vergini». Quando le api percepiscono che la reggente non è più in grado di svolgere il suo ruolo, devono assicurare la la sopravvivenza della colonia. Costruiscono allora le celle reali per far nascere una nuove regine. Quando le «regine vergini» si schiudono, ciascuna compete per il proprio regno fino a che ne rimane in vita una sola. A volte accade che una vergine, nata prima delle altre, uccida le “sorelle” mentre sono ancora nella loro cella. Se più vergini vengono alla luce contemporaneamente, tutte meno una abbandonano l’alveare seguite da un gruppo di “fedelissime” (sciamatura). Accade questo perché nell’alveare può rimanere una sola regina.

Il canto della regina

Nel momento in cui vengono alla luce (o addirittura mentre sono ancora nella loro cella reale), le «regine vergini» cominciano a emettere un particolare stridìo, simile al suono di una trombetta. È il «canto della regina» e si pensa abbia diversi scopi.

  • È un «peana di guerra» per mettere sull’attenti tutte le pretendenti al trono e cominciare la lotta per il sopravvento.
  • È un «orazione politica» per procacciarsi i consensi delle api della colonia, al fine di farsi eleggere nuova regina.
  • È una «serenata» per i fuchi – ovvero i maschi delle api – per farsi seguire, fecondare e dare origine ad una nuova famiglia.
  • È un segnale di partenza, che la regina vergine in procinto di sciamare emette per ritardare la nascita di altre vergini (in questo caso le operaie inibiscono le altre vergini nelle loro celle, aggiungendo strati di cera per impedirne la fuoriuscita) 

Potere al popolo

Per quanto l’ape regina sia in grado di influenzare il comportamento delle sue operaie grazie  alla produzione di feromoni, l’alveare è un super-organismo, ovvero una forma di collettività in cui le decisioni sono prese attraverso una specie di maggioranza “senziente”. Quando questa maggioranza percepisce la fine di una regina, fa di tutto per agevolare un cambio al vertice deponendo uova nelle celle reali. Caso limite è la sciamatura in cui le operaie agiscono “democraticamente”: si crede infatti che singolarmente o a piccoli gruppi possano decidere di seguire la vecchia regina pronta al distacco, o restare con la nuova che garantirà la sopravvivenza della famiglia.

Nutrice e assassina

Al contrario di quello delle operaie, dentellato e irregolare, il pungiglione della regina è liscio. Il suo scopo è duplice: quando è gravida, la regina lo utilizza per deporre le uova, come fosse una pipetta; in caso di combattimento, invece, il pungiglione diventa un affilato stiletto, pronto a trafiggere le rivali.

Il volo nuziale

Una regina può deporre fino a 2 mila uova al giorno, 250 mila l’anno per un massimo di 5 anni di vita. Per poterle fecondare accumula il seme dei fuchi all’interno del suo addome, rilasciandolo gradualmente. L’accoppiamento non può certo essere quotidiano, ma avviene una sola volta, nel periodo del volo nuziale. La regina vergine si solleva in aria seguita dalla «cometa di fuchi», un nugolo composto da un centinaio di maschi. L’accoppiamento multiplo fornirà alla regina il materiale genetico per gli anni a venire fino a che, esauritosi, darà vita a uova non fecondate, che produrranno solo api maschio. È la cosiddetta «regina fucaiola» che, se individuata dalle operaie, verrà prontamente sostituita.

Nutrita e riverita

L’unico scopo della regina è continuare la specie. Non deve preoccuparsi di nulla: viene seguita da uno sciame di ancelle che la puliscono, la nutrono e la difendono, assistendola in ogni esigenza. Ma la regina è gelosissima del suo ruolo: mentre le api operaie la riveriscono, lei rilascia il feromone reale, un potente inibitore degli organi sessuali che ha la funzione di renderle sterili.

[:en]

Without the Queen Bee, a hive would not exist. There would be no honey, pollen or royal jelly. There wouldn’t even be bees, at least not as we know them. 

She reigns supreme, the foundation of the hive and the head of the family, the true queen bee. She lays large quantities of eggs to ensure the hive’s continued survival and will force the colony to migrate if necessary. The hive revolves around her.

We have seven secrets of the queen bee, the most important bee in any hive.

How is the Queen born?

The queen is the largest bee in the hive, the one who lives the longest and is the sole reproducer in a hive, all thanks to a special diet. After the queen lays her eggs, of which some will be unfertilized and become male drones and others will be fertilized and either become workers or virgin queens dependent on diet, the worker bees feed all the royal larvae a diet of only royal jelly for 15 days. Royal jelly is the only thing a Queen Bee eats throughout her life. After this period, the queen emerges from her cell, which is itself unique to the regular hexagonal shape. It lays horizontally in the shape of a peanut.

The struggle for the throne

A hive can breed up to 30 ‘princess’ bees, which are truly called virgin queens in order to ensure their survival. In fact, when worker bees sense that their current queen can no longer lay eggs, they will begin building up royal cells and feeding more fertilized larvae to ensure the birth of a new queen. When more than one virgin queen is hatched, they will fight to the death. The winning virgin queen will ensure her dominance by destroying any other royal cells that may still be unhatched. If a hive becomes too large, the old queen will leave with a ‘swarm’ of faithful workers and half the hives reserves to create a new colony.

The queen’s song

When the virgin queens emerge from their cells (and even sometimes when they are near emerging), they begin emitting a high-pitched buzzing called piping that sounds similar to a trumpet. It is the “queen’s song” and is thought to have a few different purposes:

  • A “war call” that signals their location so that all ‘pretenders to the throne’ may come and fight the queen,
  • A “political campaign” to obtain the consensus of the worker bees to be regarded as their new queen,
  • A “serenade” to the drone male bees so that they will find the queen for her nuptial flight,
  • A “warning” that the virgin queen will leave on her nuptial flight and that the workers must prevent the emergence of other virgin queens by adding more layers of wax on top of their cells.

Power to the people

Although the queen is able to influence the behaviour of all the bees in the hive thanks through her pheromones, the hive functions as a type of ‘super-organism’ that thinks collectively. It is called eusocial and means that the bees make decisions for the collective of the hive through a kind of ‘sentient’ majority. When this majority senses the near-end of an old queen, they will do everything in their power to ensure their survival by feeding more larvae with royal jelly to create virgin queens.  The only limitation on this group think is in the case of swarming. Worker bees will act ‘democratically’ and choose either individually or in small groups to leave with the old queen or remain with the new one to ensure the continued survival of the hive.

Nurse and assassin 

Contrary to the workers, which have notched and irregular stings, the queen’s is smooth. This is for two reasons: when she is pregnant it functions as a pipette to lay eggs and when she is in combat, the sting is like a sharp knife, ready to pierce rivals.

The nuptial flight

A queen bee is capable of laying up to 2000 eggs a day, 250 000 per year, for a maximum of 5 years. To do this, she accumulates the semen from mating drones in her belly, only releasing it by choice when laying eggs. Mating does not occur daily. In fact, it only happens once in what is called the nuptial flight. When a virgin queen emerges, she will leave the hive followed by a swarm of drones (male bees) who will compete to mate with her in flight. She will mate with multiple drones, collecting enough genetic diversity from their semen to lay eggs throughout her lifetime. The queen can sense when worker or drone bees need to be laid and selectively chooses to fertilize (worker larvae) eggs or leave them unfertilized (drone larvae) when laying. The queen is the only bee that can truly reproduce in a hive. Rarely there are laying worker bees, that only produce drones, and if detected are promptly replaced in the hive.

Nourished and revered

The queen has a single purpose: to reproduce. She doesn’t even need to think about the basic necessities of survival. A small swarm of maiden bees follows her constantly, cleaning her and feeding her, nurturing her and defending her to the death. However, the queen is a jealous queen. She releases a royal pheromone that is a powerful inhibitor of the sexual organs in the worker bees in order to ensure their sterility.

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